Flag_of_Europe.svgRiporto una breve riflessione, che avevo intenzione di inviare a un quotidiano nazionale, dopo aver appreso che varie direzioni giornalistiche avevano deciso di pubblicare una serie di vignette satiriche della rivista Charlie Hebdo, all’indomani della strage terroristica avvenuta il 7 gennaio 2015 a Parigi. La mia attenzione fu poi distolta dagli impegni di lavoro e non inviai la lettera. Ne ripropongo il testo in questa sede, poiché le cronache attuali ci suggeriscono che sul nostro territorio sempre più dovremo interrogarci sul modo di rapportarci con portatori di culture diverse da quella consolidatasi in Europa. In quale modo? Scontro fisico, scontro dialettico, sottomissione, dialogo? Non dimentichiamoci il dare buon esempio, cioè adottare consapevolmente e responsabilmente un modo di comportarsi e di rapportarsi che sia sintonizzato sui migliori valori culturali faticosamente raggiunti in Europa. 

 

“(…) all’indomani del tragico evento terroristico di Parigi varie direzioni giornalistiche hanno espresso non solo solidarietà per le vittime, ma anche l’intenzione di pubblicare un’antologia di vignette satiriche di Hebdo. Ho l’impressione che in questa solerte iniziativa si riveli la volontà di agire per ripicca, dimenticando l’opportunità razionale di condurre un’analisi morale sull’opera complessiva del giornale Hebdo. Questa reazione emotiva conferma quale limite abbia il terrorismo. Infatti, in generale, un terrorista può avere qualche ragione da sostenere. Il problema è che egli pensa di poterla sostenere efficacemente con estrema violenza, ottenendo che l’odio nei suoi confronti diventi indissolubile dall’incomprensione delle sue ragioni, nel caso che ve ne fossero.

Non entro nel merito di una valutazione sull’attività satirica del citato giornale, che non conosco, se non per le poche vignette riportate dai quotidiani in concomitanza delle notizie sull’attentato di Parigi. In generale, dovremmo essere d’accordo sul fatto che una vignetta satirica particolarmente “corrosiva” possa essere giustificata qualora il politico o il rappresentante della religione preso di mira abbia espresso un comportamento indegno del suo ruolo. In questo caso essa è educativa. In caso contrario denigrare politici, rappresentanti delle religioni o la stessa religione avrebbe un elemento comune con l’azione omicida dei terroristi: la mancanza di rispetto. Nel primo caso per la dignità di un essere umano e per il valore delle idee, nel secondo caso per la vita umana.

Come evidenziato da qualche perspicace, la democrazia è apprezzata dalle menti illuminate nell’essere “partecipazione”, non nell’essere libertà di agire in modo prioritario per i propri interessi e piaceri. Compreso il piacere di offendere con parole, scritti o disegni. Nel “dico e faccio come mi pare” vi è la premessa alla mancanza di rispetto per la dignità umana. Questa “pseudodemocrazia” produce essa stessa il mostro che la condanna, il terrorista. Essa gli fornisce appiglio ideologico e non è in grado di educare ai più elevati valori della civiltà coloro che numerosi affluiscono da terre in cui i più nobili valori democratici non sono ancora pienamente maturati.”