In questi giorni ho ricevuto una mail con l’invito a sottopormi alla vaccinazione anti COVID-19. In allegato ho potuto trovare la richiesta di un “Consenso informato”, corredato da una nota informativa, che illustra sinteticamente composizione, meccanismo d’azione e dosaggio del vaccino Pfeizer.

Il meccanismo d’azione è probabilmente  ormai noto alla maggior parte della popolazione: il vaccino consiste in microparticelle lipidiche, che veicolano RNA messaggero (mRNA), ovvero una molecola, che contiene informazione genetica. Nel caso specifico l’RNA contiene l’informazione per la sintesi della proteina virale S, tipica del SARS-CoV-2. Questa proteina è definibile “antigene”, in quanto stimola la reazione immunitaria. L’mRNA è rilasciato all’interno delle cellule, più precisamente nel citoplasma, dove stimola la produzione della proteina S. L’antigene stimola la risposta immunitaria, della quale l’effetto documentabile è l’innalzamento degli anticorpi sierici diretti contro la proteina S. Questi anticorpi sono in grado di neutralizzare il virus. Il regime di dosaggio proposto consiste in due dosi, somministrate a 21 giorni di distanza. Non si conosce al momento se la risposta immunitaria sia transitoria o permanente. E’ inoltre importante essere consapevoli che il vaccino non è protettivo in tutti i casi, collocandosi l’efficacia al 95% dei casi.

Gli effetti collaterali sono possibili, ma complessivamente non sono apparsi più gravi per entità e incidenza rispetto ad altre vaccinazioni.

La vaccinazione è stata istituzionalmente raccomandata, fondandosi su questa spiegazione e sugli occhi sorridenti di un’infermiera, per l’occasione improvvisatasi attrice davanti alle telecamere, che hanno trasmesso i telegiornali.

Al di là di questo aspetto spettacolare, dobbiamo purtroppo constatare che questa spiegazione è tanto veritiera, quanto carente, mancando all’appello importanti informazioni, come evidenziano le seguenti domande:

– quali sono le cellule (l’istotipo) che ricevono l’mRNA, per produrre la proteina spike? Sono cellule muscolari prossime al sito di inoculo o anche cellule in siti distanti?

– Tali cellule riversano nel sangue la proteina S sintetizzata o la esprimono sulla membrana cellulare?

– Nel caso che tali cellule esprimano la proteina S sulla membrana cellulare la reazione immunitaria ne determina una citolisi? E di che entità?

Tra queste cellule possono esservi cellule del sistema nervoso o altri istotipi “delicati”?

Evidentemente è in primo luogo importante comprendere se il processo avvenga localmente nel sito di inoculo o se coinvolga anche cellule in siti distanti.

Nel documento della Pfizer “Vaccines and Related Biological Products Advisory Committee Meeting December 10, 2020 – FDA Briefing Document Pfizer-BioNTech” non ho trovato questo chiarimento.

Ipotizzo che le cellule umane coinvolte nella sintesi e nell’espressione della proteina S siano cellule muscolari prossime alla sede di inoculo. Ma non mi è sufficiente ipotizzare, per accettare questo tipo di vaccinazione: al di fuori di una sperimentazione è evidentemente importante proporre (e assumere) un vaccino o un farmaco, rispettivamente spiegando e conoscendo i fondamenti del meccanismo d’azione.

Se questi aspetti del meccanismo d’azione non fossero ancora noti, perchè non preferire il vaccino Sputnik V, che presenta un meccanismo d’azione piuttosto chiaro e decisamente più semplice? Adenovirus umani che dopo il loro inoculo stimolano la reazione immunitaria, essendo vettori della proteina S del SARS-CoV-2. Altri analoghi vaccini sono in corso di sperimentazione, per esempio il vaccino messo a punto da ReiThera, che gode di una partecipazione italiana. Ovvie perplessità si possono invece avere nel considerare il meccanismo di azione di un altro tipo di vaccino: quello concepito da AstraZeneca. L’azienda è abbastanza veggente da poter escludere effetti collaterali a lungo termine in conseguenza di una modifica strutturale del DNA nel nucleo delle cellule?

In conclusione, possiamo ben essere d’accordo con la raccomandazione del nostro Presidente della Repubblica: vaccinarsi è un dovere. Ma è anche un dovere chiarire sufficientemente il meccanismo di azione di un vaccino prima di considerare conclusa una sperimentazione ed è un dovere assicurare un libero mercato, perché ogni cittadino possa scegliere il vaccino a lui più congeniale.

Ne consegue che talvolta è un dovere e un diritto del cittadino non avere eccessiva fretta nelle decisioni, soprattutto se esse sono soggette a un suo consenso previa sottoscrizione di un modulo informativo incompleto.

Le nostre Istituzioni impongano pure la vaccinazione come obbligo di legge; non le si biasimi per tale scelta, compete loro tale responsabilità. Ma si eviti di proporre la vaccinazione secondo la libera volontà del cittadino, vincolandola tuttavia alla sottoscrizione di un Consenso informato incompleto.

Concludo con una considerazione su un’affermazione, da me udita nel corso di un telegiornale, secondo la quale in questa prima fase i sanitari dimostrerebbero senso di responsabilità nel vaccinarsi al fine di tutelare i pazienti. Questa motivazione è davvero fasulla: in questa prima fase del piano vaccinale i sanitari si vaccinano per tutelare sé stessi, non per tutelare i pazienti. Infatti, vi potrebbe essere piuttosto il rischio che pazienti non vaccinati vengano a trovarsi in contatto con sanitari vaccinati, infettati transitoriamente dal SARS-CoV-2, ma asintomatici o paucisintomatici in quanto vaccinati. La vaccinazione del sanitario non tutela dunque il paziente, ma tutela il sanitario. E questo è certamente un fatto importante, in particolare per i sanitari impegnati nelle strutture che accolgono i pazienti infetti e per i sanitari che presentano patologie predisponenti a un più grave decorso dell’infezione. Ma che il rischio di trasmissione medico-paziente non sia annullato dalla vaccinazione è da tenere ben presente, in particolare considerando che nelle realtà ospedaliere i pazienti sono poco propensi all’utilizzo delle mascherine: quante volte entriamo nelle stanze di degenza, trovandoli sprovvisti nonostante le nostre raccomandazioni di indossarle?

E’ quindi ben evidente che si dovrebbero evitare determinate affermazioni davanti ai microfoni delle reti televisive.