Fig. 1

di Enrico Ganz

Una tra le questioni che possono “tormentare” i frequentatori di un Tiro a segno è il dosaggio ottimale per la polvere da sparo, che inseriscono nelle loro cartucce. La questione è inevitabile per coloro che utilizzano una pistola di grosso calibro a mire fisse per finalità sportiva, in particolare qualora partecipino alle gare “Ex ordinanza” dell’UITSS. 

E’ piuttosto condivisa l’idea che il dosaggio della polvere sia un fattore importante per la precisione del tiro, fermo restando che la precisione dipende anche da molti altri fattori. E’ piuttosto evidente che una riduzione progressiva del dosaggio determinerà la transizione da una traiettoria retta della palla a una traiettoria a parabola, fino al punto che la palla cadrà a terra prima di raggiungere il bersaglio… E’ quindi necessario che la carica sia sufficiente a garantire una traiettoria rettilinea fino alla distanza di 25 metri; distanza, che è normalmente utilizzata nel tiro a segno statico con pistola. Nello stesso tempo la carica non deve essere di entità tale da causare un’iperpressione nella canna, fatto che danneggerebbe lo strumento. A questo punto potrebbe venirci in mente l’idea di mantenere il dosaggio ai limiti superiori consentiti, per avere la certezza di avere una traiettoria di palla certamente rettilinea. 

Fig. 2

La questione può essere approfondita, valutando i miei risultati a mano libera sulla distanza di 25 metri su bersaglio per gara in una giornata piuttosto felice per la mia prestazione nel tiro. La fig. 2 evidenzia l’effetto di un tiro non perfettamente teso: i fori sull’anello 8 nella porzione inferiore del barilotto derivano da tiri effettuati mirando al centro del bersaglio e posso affermare che non sono strappi, poiché il tiratore riesce ad avere la percezione del tiro ben eseguito, ovvero la piena corrispondenza tra rumore dello sparo e posizione del mirino sul punto prefissato. Risolvere il problema di un tiro più basso dell’asse di mira non è particolarmente difficile, se si utilizzano pistole sportive in senso stretto, essendovi la possibilità di regolare l’altezza della tacca di mira. Se si utilizza invece un’arma storica a mire fisse per competizioni Ex ordinanza, il problema è tangibile. Nel caso in esame una soluzione sarebbe stata la limatura del mirino, abbassandone l’altezza, ma questa operazione irreversibile compromette il valore dello strumento. Un altro rimedio è sollevare il mirino rispetto alla tacca di mira al momento del tiro e così ho provato a fare, con il buon esito che si vede. Ma è difficile essere costanti e in particolare è improbabile riuscire a ricordare in una successiva sessione di quanto effettuare l’alzo. Quindi, non abbiamo chiaramente una buona e semplice soluzione. L’alternativa è aumentare gradualmente la carica fino ad ottenere un tiro teso. In effetti, si nota un miglioramento in fig. 3, che evidenzia lo stesso bersaglio, utilizzando cartucce (che qui indico come “cartucce tipo B”) addizionate con ulteriori 0,3 grani di polvere. Cinque tiri iniziali sono stati eccessivamente alti, avendo mantenuto l’alzo del mirino, per correggere la bassa traiettoria delle precedenti cartucce. Ritornato al corretto allineamento tra tacca di mira e mirino il risultato è stato confortante. 

Ottenuto questo risultato, ho cambiato il bersaglio, ottenendo con le cartucce tipo B una bella rosata, che contorna l’anello 10, dal quale sono distanziate (purtroppo) per pochi millimetri (Fig. 1). Ho provato quindi ad utilizzare cartucce commerciali piuttosto “vivaci”, di inconsueto utilizzo in ambito sportivo (cartucce tipo C). Non conosco il tipo di polvere contenutavi, ma è stato ben percepito il maggior contraccolpo. La rosata (sette colpi, quanti ne contiene un caricatore SIG) si è formata in alto a destra e, per quanto compatta, non è nel posto desiderato. In una gara il punteggio sarebbe piuttosto modesto. 

Fig. 3

Questo risultato evidenzia bene l’esito di un aumento del dosaggio oltre l’ottimale per un tiro preciso. Eppure il tiro è altrettanto teso. In realtà, fini considerazioni potrebbero essere fatte su questa affermazione: potremmo infatti dubitare che le traiettorie ottenute con le cartucce B siano perfettamente rettilinee; ma è certa l’appropriatezza della traiettoria, ottenuta con queste cartucce, in rapporto all’asse di mira definito dalla pistola. 

Di particolare interesse è il fatto che, utilizzando le cartucce tipo C, tutti i fori sono a destra della linea mediana, ovvero a destra dell’asse di mira. 

Per quale motivo? 

Ritengo che questo fenomeno sia in relazione al più violento contraccolpo. La palla esce dalla canna in una minuscola frazione di secondo, ma immediata è la forza trasmessa dall’esplosione della carica, ovvero trasmessa dai gas e dalla stessa palla nella rotazione impostale dalla rigatura della canna. Se la carica è eccessiva, questa forza può essere tale da spostare in modo significativo lo strumento nel tempo di transito della palla nella canna. Lo spostamento sarà comunque infinitesimale, ma sufficiente a spostare il tiro di alcune decine di millimetri sulla distanza di 25 metri rispetto al punto mirato. 

In questa minuscola frazione di tempo una presa più energica potrebbe annullare questo effetto? Forse sì, ma una presa più energica significa contrattura della muscolatura, che si associa a un microtremore ancor più deleterio per il tiro di precisione. 

Potrebbe essere utile una modifica compensatoria nella modalità di impugnare la pistola, per contrastare l’effetto negativo di una carica “troppo” vivace? Penso che potrebbe esservi la possibilità teorica di ottimizzare l’impugnatura, ma non è questa la via più agevolmente e sicuramente percorribile. 

In conclusione, la precisione nel tiro statico vuole il minore dosaggio di carica utile per lo specifico strumento che si utilizza. La ricarica personalizzata è fondamentale per ottenere questa finalità. Ci auspichiamo che non sia quindi ostacolata, come recentemente una comunicazione del Comando Territoriale dell’Esercito ai reparti Infrastrutture locali ci ha fatto temere, per ipotetici maggiori rischi di incendio nei Tiri a Segno nazionali, derivanti da materiale incombusto di cartucce non commerciali, che sarebbe prodotto in quantitativo ipoteticamente maggiore di quanto potrebbe accadere con l’esclusivo utilizzo di cartucce commerciali. Anche considerando che il provvedimento cardine per la prevenzione degli incendi è un rigoroso protocollo per la pulizia dei locali indipendentemente dal tipo di cartucce che vi si utilizzano.  

Bibliografia

Stop alle munizioni ricaricate nei TSN: ma perché? – Armi e Tiro Academy, 20 maggio 2026. in Youtube.