
Fig. 1 – Bossoli super Magnum per arma corta (a sinistra), bossoli Magnum per arma lunga da caccia (al centro), bossolo utile per caccia a Tyrannosauros e Carnotauros (a destra)
Mi sono recentemente chiesto per quale motivo in Italia e nella maggior parte degli Stati europei sia vietato l’utilizzo di armi corte per la caccia. Tale divieto non esiste invece negli Stati Uniti, pur essendo necessario controllare le leggi specifiche di ciascun Stato sulla caccia con arma corta per ciascuna specie, poiché le normative variano.
In primo luogo, ho voluto verificare se queste affermazioni corrispondano a verità, per non rischiare di fondare una riflessione sul “sentito dire”.
Mi sono quindi documentato in primo luogo sugli aspetti legislativi italiani.
In estrema sintesi, è orientativa la circolare del Ministero dell’Interno 6 maggio 1997 n° 559/C-50.065-E97. Vi si evince che:
– l’attività venatoria è consentita con arma lunga, ovvero con fucile o con carabina a canna ad anima rigata a caricamento singolo manuale o a ripetizione semiautomatica di calibro non < 5,6 mm con bossolo a vuoto di altezza non < 40 mm. Se il calibro è > 5,6 mm, il bossolo può essere < 40 mm.
– Un’arma è considerata “lunga” se la sua canna è > 30 cm e la sua lunghezza totale è > 60 cm.
– Un’arma lunga classificata “sportiva” non può essere considerata arma da caccia.
- Le armi ad aria compressa non rientrano tra le armi da caccia.
L’indicazione relativa ai calibri e alla dimensione dei bossoli, sopra riportata, è stata confermata con il Decreto legislativo 26 ottobre 2010 n. 204 (articolo 6 comma 6) in attuazione della direttiva 2008/51/CE, che modifica la direttiva 91/477/CEE relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi:
“Per armi da caccia di cui al comma 1 dell’articolo 13 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, s’intendono, tra i fucili ad anima rigata, le carabine con canna ad anima rigata a caricamento singolo manuale o a ripetizione semiautomatica, qualora siano in essi camerabili cartucce in calibro 5,6 millimetri con bossolo a vuoto di altezza uguale o superiore a millimetri 40, nonche’ i fucili e le carabine ad anima rigata dalle medesime caratteristiche tecnico-funzionali che utilizzano cartucce di calibro superiore a millimetri 5,6, anche se il bossolo a vuoto e’ di altezza inferiore a millimetri 40.”
Non mi sono documentato sulla legislazione statunitense e canadese, ma i numerosi articoli sulla caccia all’orso con arma corta e con balestra ci orientano a pensare che l’attività di caccia in questa modalità sia del tutto legale.
Ho allora ricercato in Internet tramite All Overview le motivazioni logiche relative alla questione “Per quale motivo non è consentito utilizzare in Italia armi corte per la caccia?”.
Un primo motivo è l’esistenza di una legislazione italiana, che ne proibisce l’utilizzo.
Ma noi non ci accontentiamo di questa affermazione e vogliamo comprendere per quale motivo il legislatore abbia espresso tale contrarietà all’utilizzo delle armi corte.
L’Intelligenza artificiale individua le seguenti tre motivazioni.
1. La scelta legislativa riflette la tradizione venatoria italiana ed europea, basata sull’utilizzo delle armi lunghe.
Questa motivazione è piuttosto debole; sembrerebbe appiattirsi su un semplicistico “Perchè cambiare, se abbiamo sempre fatto sempre così?” In aggiunta, potrebbe fondarsi sulla tutela di consolidati interessi commerciali nell’ambito della lobby delle armi.
Non ho conoscenze tra i cacciatori, ma per quel poco che ho potuto indagare ho ricavato l’impressione che gli stessi cacciatori non comprendano o non vogliano comprendere la questione, ritenendo tout court insostituibile un fucile o una carabina per l’attività venatoria. Se si accenna a un’arma corta, può capitare di sentir dire seccamente: “Io non mi occupo di queste cose!”
2. Umanità ed etica venatoria: gli animali devono essere abbattuti nel modo più rapido ed efficace possibile per minimizzare la sofferenza. Le armi corte sono considerate carenti della precisione e della potenza necessarie per la maggior parte della specie cacciabili a distanze venatorie standard, aumentando il rischio di ferimenti non letali.
Questa motivazione è davvero curiosa. Infatti, si preoccupa di non far soffrire l’animale per una ferita che non sia rapidamente letale, ma non considera che la maggiore potenzialità letale delle armi lunghe per gli animali si traduce in maggiore potenzialità letale per gli esseri umani, che accidentalmente sono colpiti per un errore di tiro. E gli incidenti mortali non mancano.
Oggi vi si sono armi corte intrinsecamente molto precise per la caccia fino alla distanza di 50 metri e alcune possono incamerare cartucce con palle fino a 300 grani, che raggiungono alla bocca una velocità di 450 m/s. Per la selvaggina presente sul nostro territorio queste ultime sono persino esuberanti, considerando che fortunatamente non troviamo normalmente, se non per una fuga da qualche recinzione, orsi polari, bufali cafri, ippopotami e rinoceronti…
L’utilizzo di armi corte è fattibile negli stati Uniti e il suo miglior impiego è nella caccia da altana. L’evidente vantaggio di questa modalità di caccia consiste nel minimizzare il rischio di incidenti mortali, considerando che il tiro avviene dall’alto verso terra a distanza relativamente corta. A ben vedere, se le armi lunghe fossero vietate per la caccia a terra e fossero consentite solo armi corte o lunghe in calibro 9×19 o di maggior potenza per caccia in appostamento da altana su radura con attrattivi a distanze non superiori a 50 metri, gli incidenti mortali sarebbero annullati.

Fig. 2 – Prova in gelatina balistica, indicante l’elevata penetrazione delle palle nei più comuni calibri di arma corta
Per quanto concerne l’etica venatoria, nell’ambito di una caccia da altana la potenza di fuoco potrebbe essere regolamentata in rapporto alla specie cacciata con il calibro più adatto sia in arma corta, sia in arma lunga. In questa situazione la precisione intrinseca di un’arma corta è ottima (Nota 1) e la sua variabilità è principalmente correlata alla precisione del tiratore. Anche con un’arma lunga si può mirare e tirare male. Nel caso di un tiro di fucile in linea retta la gittata è di centinaia di metri in assenza di barriere. Quale ostacolo, nell’intervallo di spazio può concretizzarsi un imprevisto bersaglio umano. Le armi lunghe sono in sostanza strumenti pericolosi per la pubblica incolumità ovunque siano utilizzate, Molto più pericolose delle armi corte. Eccetto il caso particolare di una modalità di caccia che obblighi a tiri dall’alto di un’altana verso il basso su spazio aperto.
– Sicurezza pubblica. Opportunità di limitare quanto più possibile la circolazione di armi corte sul territorio.
Non vi è dubbio che per la sicurezza e per la tranquillità di una comunità è opportuno limitare la circolazione delle armi. Ma è indubbio che un porto di arma corta per caccia non comporterebbe un rischio aggiuntivo. E’ evidente che tale porto non autorizzerebbe a portare con sé un’arma corta per recarsi al supermercato o in banca, ma esclusivamente nei luoghi e nei periodi consentiti per la caccia. Non è minimamente ipotizzabile che un porto di questo tipo si associ a un potenziale utilizzo criminale dell’arma: se malintenzione vi fosse, essa non sarebbe certo né ostacolata dal divieto del porto di arma corta per caccia, né favorita dal possesso di tale porto.
In conclusione, cosa potrebbe dirci l’Intelligenza artificiale alla luce di queste considerazioni? Verosimilmente ci direbbe che una fitta nebbia grava sulla legislazione venatoria europea dalla notte dei tempi…
Nota 1 – Al fine di esser certo di tale affermazione, ho effettuato una prova in appoggio, utilizzando quale arma corta una SIG p210-6 dotata di mire metalliche regolabili e di canna IGB lunga 19 cm con rigatura ottimizzata per palle FMJ. Il bersaglio è consistito in un disco nero con diametro di 20 cm, posto alla distanza di 50 metri.
Ho utilizzato cartucce con caricamento standard, tale da ottenere una velocità alla bocca di 359 +- 2,6 m/s e cartucce +P (potenziate), che hanno fornito alla palla velocità alla bocca di 412 m/s +- 4,85 m/s. Palle FMJ-RN 124 grani.
La mira è stata regolata sul punto mirato. Dopo la prova con le cartucce standard ho coperto i fori con nastro verde e ho proceduto con la seconda prova sullo stesso disco, utilizzando le cartucce potenziate. I fori ottenuti con queste cartucce sono stati cerchiati con colore bianco (Fig. 3).
La distribuzione dei fori nei due gruppi ci indica che è possibile utilizzare anche cartucce +P, ottenendo analoga precisione in appoggio.
E’ piuttosto evidente che con il susseguirsi dei tiri possono comparire alcuni errori. Tuttavia, in una reale situazione di caccia il primo tiro sarebbe nella maggior parte dei casi l’unico possibile. Ho perciò indicato con le frecce bianche l’esito del primo tiro con ciascun tipo di cartuccia: in entrambi i casi il tiro sarebbe stato adeguatamente preciso.
La prova indica che la precisione fornita da un’arma corta in calibro 9×19 con cartucce +P sarebbe del tutto adeguata per una caccia in appostamento fino alla distanza di 50 metri. Il risultato sarebbe anche migliore, qualora le mire metalliche fossero sostituite con un sistema di mira elettronico (Red Dot) o con un’ottica. In tal caso dovrebbe essere utilizzata un’arma corta più moderna.
