di Enrico Ganz

Un semplice metodo per brunire un piccolo oggetto in ferro consiste nell’arroventare il pezzo con un cannello a gas fino a raggiungere il color rosso e nell’immergerlo immediatamente in olio esausto per motori. Il calore altera la struttura reticolare del ferro, che diventa assorbente nei confronti dei composti carboniosi contenuti nell’olio. Può essere necessario ripetere la procedura più volte, in quanto il repentino calo della temperatura conseguente all’immersione nell’olio “chiude” molto rapidamente la struttura reticolare all’ulteriore assorbimento dei composti carboniosi. Si ottiene infine una delicata brunitura “a canna di fucile”, che diventa decisamente più intensa nel ferro privo di trattamento, quale può essere una cromatura.

Questo è quanto si può apprendere in video presentati in Youtube. 

Non entro nel merito di una delicata questione, che compare talvolta nei commenti ai video, ovvero l’alterazione strutturale del pezzo per perdita della tempra, quando si raggiunge il calore rosso. E’ certo una questione interessante, per me complessa, una questione che sarebbe opportuno approfondire, qualora il pezzo fosse, per esempio, un robusto bullone, che debba rispettare determinati requisiti per la tenuta sotto sforzo. La tecnica è invece indiscutibilmente vantaggiosa in termini di costi e di efficacia per pezzi di piccole dimensioni, che non debbano sopportare particolari sollecitazioni.

Fig. 2

La figura 2 evidenzia un esempio in cui ha trovato buon utilizzo questa tecnica. Vi è evidenziata l’estremità inferiore dell’impugnatura di una Luger svizzera, storica arma semiautomatica, prodotta tra il 1918 e il 1947 a Berna. Le guancette originali in bachelite sono piuttosto delicate e ancor più delicate sono quelle in kanevasite rossa. Per evitarne la rottura, le guancette in bachelite sono state qui rimosse e sostituite con guancette in legno provenienti da una Luger tedesca. La presenza di una sicura dorsale nella Luger svizzera ha richiesto l’adattamento delle guancette, ricavandovi alcuni incavi sul versante interno con fresatrice. Il fissaggio di una delle due guancette ha richiesto il posizionamento di una rondella tra la guancetta e la vite. La rondella debordava dal contorno della vite e attraeva l’attenzione per la poco gradevole lucentezza sull’opaco e brunito sfondo dell’impugnatura. 

Abbiamo quindi deciso di brunire la rondella, utilizzando una variante della tecnica sopra descritta. Il cannello è stato sostituito dal fuoco di un fornello a gas, quali sono quelli normalmente presenti nelle nostre cucine. L’olio esausto è stato sostituito da un più raffinato colore per pittura ad olio, composto da elementi ben definibili: olio di lino e pigmento atossico Pbk7, ovvero un nero composto principalmente da carbonio amorfo. Questa composizione ha sostituito l’antico colore “nero d’avorio”, che era ottenuto per carbonizzazione di ossa o addirittura, in origine, di avorio. Il colore ad olio è stato steso su una superficie non assorbente ed è stato diluito con olio di lino. La rondella è stata arroventata al color rosso, poi immediatamente immersa nel colorante, infine è stata pulita accuratamente con benzina. La procedura è stata ripetuta per sette volte, fino ad ottenere la colorazione che si vede in figura 1. Come si nota in figura 2, è stato raggiunto l’obbiettivo di armonizzare le tonalità tra la leggera brunitura originale della Luger, la colorazione bruna delle guancette in legno e la leggera brunitura della rondella.

Analogamente si può procedere per brunire la testa delle viti che in generale fissano le guancette alle impugnature o per brunire un mirino. 

La variante utilizzata ha il pregio di evitare i rischi nel maneggio di un cannello a gas e di utilizzare un colorante di basso costo, ma di elevata qualità. In alternativa può essere utilizzato un olio miscelato con pigmento Pbk7 in polvere.