di Enrico Ganz
Il lavoro del chirurgo ospedaliero è finalizzato alla cura dei pazienti affetti da patologie per le quali è risolutivo o perlomeno utile un trattamento chirurgico. Un impegno accessorio può essere l’attività di tutoring per studenti universitari nell’ambito di programmi di collaborazione con le Facoltà di Medicina e Chirurgia. E’ una particolare forma di docenza, che non è inquadrata da un tradizionale contratto di lavoro tra le parti, ma avviene per accordo tra Sanitari, Facoltà universitaria e Azienda sanitaria nell’ambito dell’Educazione Continua in Medicina. Il sanitario non ottiene una retribuzione economica, ma un punteggio ECM. L’attività si configura quindi come partecipazione del professionista a un evento formativo in qualità di docente. Sul piano operativo tutor e professore sono figure ben distinte. Il professore trasmette conoscenze teoriche, avvalendosi di lezioni impartite a studenti riuniti in un’aula; il tutor segue preferibilmente un singolo studente, rendendolo partecipe della sua attività lavorativa nell’intervallo di tempo concordato per questa modalità di formazione. Il processo formativo inizia con il mostrare al discente come si risolvono le questioni cliniche, che si presentano nell’attività quotidiana dell’Unità operativa, per progredire a un graduale scambio di ruoli nell’affrontare intellettualmente le problematiche, al fine di favorire la capacità decisionale dello studente. Il tutor deve condurre lo studente ad effettuare in modo impeccabile anamnesi ed esame obbiettivo, momenti fondamentali di ogni diagnosi, e ad orientarlo nella stesura della lettera di dimissione ospedaliera.
Compito del tutor è anche di coinvolgere lo studente negli aspetti organizzativi della realtà ospedaliera e territoriale; nel controllare ed eventualmente adeguare il comportamento dello studente nell’ambiente; nel trasmettere i valori etici che fondano il suo agire; nel favorire l’approfondimento dei casi clinici tramite discussioni critiche, anche avvalendosi di materiale bibliografico.
Fermo restando che la figura del professore è prioritaria per la formazione degli studenti universitari, la figura del tutor è una figura di notevole importanza nell’iter didattico, ma, a mio parere, non è ancora ben compresa. Non sarebbe un buon tutoring invitare gli studenti ora in ambulatorio, per vedere cosa accade, ora in sala operatoria, per vedere cosa accade, ora in reparto, per vedere cosa accade. Il tutoring deve essere un processo strutturato, pianificato, con obbiettivi ben specifici. Un’efficace formazione richiede una stretta relazione professionale tra tutor e studente, da non confondere tuttavia con l’amicizia. Il tutor deve essere coinvolgente, trainante, per poi farsi apparentemente da parte e lasciar decidere “Tu cosa faresti in questa situazione?”, non trascurando, all’occasione, una disamina dialettica della proposta decisionale dello studente. Inoltre, il tutor deve comprendere le inclinazioni e le aspirazioni dello studente, di conseguenza orientarsi per la didattica sulle risorse che l’ambiente di lavoro offre in rapporto al futuro orientamento professionale dello studente, evitando di anteporre prioritariamente le personali inclinazioni. Per esempio, sarebbe poco utile indugiare nell’illustrare doviziosamente in sala operatoria i tempi di una gastrectomia a uno studente, che intende specializzarsi in Neurologia; riferendomi come esempio a una mia esperienza, più utile potrebbe essere la discussione di un caso clinico giunto all’attenzione del chirurgo, ma avente quale primo movens un grave trauma cranico con ripercussioni funzionali sull’apparato gastro-intestinale, tali da richiedere una nutrizione parenterale e un successivo intervento chirurgico per il confezionamento di una digiunostomia. Ne potrebbe derivare una disamina sulla nutrizione parenterale ed enterale, che certamente è un tema importante anche per un neurologo. Il tutor deve dunque riadattare il suo approccio studente dopo studente. E deve anche fare egli stesso esperienza sul campo, per comprendere le migliori modalità per raggiungere l’obbiettivo didattico.
In conclusione, il tutor è una figura importante nel panorama sanitario, non ben conosciuta. Facilitatore nella transizione dello studente dallo studio all’attività professionale, egli aiuta a sviluppare competenze, per risolvere problemi clinici. E’ una figura importante nella misura in cui egli si sente motivato nel suo ruolo. Il tutor deve avere abbastanza motivazione nel suo ruolo, da meditare anche al di fuori del tumulto delle attività, nel silenzio del suo domicilio, modalità per rendere più efficiente la sua azione didattica per ogni specifico studente, che gli è affidato. Anche se questo non gli porta un solo euro in tasca. Perchè, infine, non di soli euro si vive.