di Enrico Ganz

 

IN LUDO  PAX

 

 

La SIG p210 è una storica arma corta semiautomatica, prodotta dall’azienda svizzera SIG dal 1949 al 2000. Fu fornita inizialmente alle Forze armate danesi, più precisamente all’Haerens Tekniske Korps (Corpo tecnico dell’Esercito) e alla Forsvarets Krigsmateriel Forvaltning (Amministrazione dei materiali bellici). A quel tempo l’arma era denominata “SIG 9mm P m49”, ma più semplicemente divenne nota come “pistola di Neuhausen”. Sul finire del 1949, la SIG entrò in dotazione nell’Esercito svizzero e negli anni seguenti entrò anche nel mercato civile con la denominazione di “SIG p210”, evolvendosi nel corso dei decenni in modelli ottimizzati per l’attività sportiva – denominati p210-6 e p210-5 -, essendosi evidenziata un’ottima precisione dell’arma già al suo primo apparire. Le versioni sportive hanno una resistenza allo scatto particolarmente “dolce”. Anche l’antesignana SIG p210-1 può avere uno scatto piuttosto morbido, essendo stata utilizzata in gare prima che fossero elaborati gli specifici modelli sportivi. La militare SIG 9mm P m49 e le varianti prodotte per Corpi di Polizia, note come “p210-3” e “p210-4”, hanno resistenze di scatto più elevate. Ne deriva maggiore sicurezza nel puntamento contro esseri umani, essendo meno probabile che parta un colpo accidentale per un’inavvertita pressione sul grilletto. Tuttavia,  un’elevata resistenza di scatto è una caratteristica decisamente negativa nel tiro a segno di precisione. 

Fig. 2

Attualmente questi modelli ex militari non hanno alcun ragionevole utilizzo al di fuori del tiro a segno effettuato per diletto e in effetti in Italia la SIG p210-1 e la SIG 9mm P m49 (più comunemente nota come “SIG P49” o “SIG M/49”) sono classificate “armi sportive”. Si può quindi desiderarne una riduzione della resistenza allo scatto, in particolare nelle SIG P m49, che tra i vari modelli di SIG presentano le maggiori resistenze, comprese tra 2100 grammi e 2300 grammi. Vi sono varie possibilità per raggiungere questo obbiettivo: agire sulla vite di regolazione della molla di scatto del cane; una semplice pulizia all’interno del pacchetto di scatto; la sostituzione della molla di scatto del cane; la sostituzione della molla di blocco del cane; la modifica del dente del cane. 

Il posizionamento della vite di regolazione all’estremità inferiore della leva del cane esaurisce le possibilità che questo meccanismo offre in termini di riduzione della resistenza; si ottengono così resistenze comprese tra 1800 grammi e 2200 grammi con i valori più elevati riscontrabili nelle SIG militari. Se si desidera un significativa riduzione della resistenza, l’unica possibilità consiste nella riprogettazione del dente del cane, agendo più sulla sua morfologia, che unicamente su una riduzione della sua altezza (Fig. 10). Infatti, nel secondo caso il rischio è che l’arma diventi inutilizzabile, se non anche pericolosa. Questo obbiettivo comporta la necessità di smontare completamente il pacchetto di scatto. 

Fig. 3

Nel definire la modalità per lo smontaggio del pacchetto di scatto non ho avuto la possibilità di un supporto offerto da qualche sito Internet, Youtube compreso. La mia ricerca è proceduta quindi per cauti tentativi, ma in itinere mi è giunto un unico fondamentale consiglio, colto al volo, che mi ha dato coraggio: “Vi è un perno, che deve essere rimosso con un cacciaspine.”

Mi sono quindi procurato il cacciaspine e ho iniziato l’avventura con cautela: rovinare il pacchetto di scatto sarebbe un danno irrimediabile per l’intero meccanismo, non potendosi trovare un pacchetto sostitutivo. 

Dopo aver effettuato più volte lo smontaggio e il rimontaggio posso ora illustrare adeguatamente la procedura. 

 

Fig. 4 – 1: open hold; 2: dado dell’asta del cane: 3: controdado dell’asta del cane; 4: molla dell’asta del cane; 5: asta del cane; 6: piastrina d’appoggio per la molla dell’asta del cane; 7: blocco oscillante del cane: 8: cane.

Preparazione del piano di appoggio

Questa pre-fase è fondamentale, per evitare il rischio di smarrire componenti e di produrre danni sulla superficie brunita dell’arma. Un ampio piano in gomma con bordi leggermente rilevati può essere una buona soluzione. 

Verifica di sicurezza

Rimuovere il caricatore, abbassare il cane, verificare che la camera di cartuccia sia vuota, arretrando il carrello quanto basta per scostare l’otturatore dalla finestra del carrello. 

Separazione di carrello e telaio (Fig. 2)

Il carrello può essere estratto solo dopo aver rimosso il caricatore e aver abbassato il cane. Infine, è necessario rimuovere l’open hold: posizionarsi in posizione comoda come in fig. 2, arretrare il carrello di 6 mm, premendo contemporaneamente con il terzo dito della mano sinistra sull’estremità destra del perno dell’open hold (Fig. 2, freccia rossa) fino ad ottenerne un iniziale disimpegno. Si completa l’estrazione, trazionando la leva dell’open hold da destra a sinistra. Estratto l’open hold, il carrello può essere sfilato dal telaio, facendolo scorrere in avanti. 

Fig. 5

Distacco del pacchetto di scatto dal telaio

Separato il telaio dal carrello, il pacchetto di scatto può essere ora estratto dal telaio (Fig. 3), afferrandolo con le dita nei punti accessibili e trazionandolo superiormente. Nei modelli sportivi il pacchetto non è semplicemente inserito a pressione nel telaio, ma vi è trattenuto da una vite. Per esempio, nella SIG p210-6 la vite è collocata all’estremità inferiore dell’elsa. E’ quindi necessario rimuoverla. 

Smontaggio del pacchetto di scatto (Fig. 1)

In primo luogo deve essere rimosso il dado semplice avvitato sull’asta del cane, di seguito è svitato anche il controdado. Ora la molla dall’asta può essere rimossa. Normalmente il controdado rimane solidale alla molla. A questo punto si stacca naturalmente la piastrina, che costituisce la base d’appoggio della molla dello scatto del cane (Fig. 4). 

Appoggiamo il pacchetto di scatto con il lato destro rivolto verso l’alto sopra una spessa tavoletta in legno; su questo supporto relativamente morbido si deve ora battere con un piccolo martello e con un cacciaspine sul perno del cane fino a ottenerne l’affondamento per alcuni mm (Fig. 5). Il pacchetto è poi posizionato sulla superficie di un piccolo incudine forato (in alternativa si può forare la tavoletta, se è spessa quanto la larghezza del perno). Il perno deve essere posizionato esattamente sopra il foro in modo che vi sia accolto all’interno man mano che è spinto fuori dal suo alloggiamento. Se non si dispone di un cacciaspine più delicato, in questa seconda fase si può utilizzare in alternativa un robusto chiodo (diametro 2,5 -3,0 mm), previa fresatura della sua punta, per renderne piatta l’estremità. Ora si può battere delicatamente con il martello il chiodo sul perno (Fig. 6), fino a ottenerne la fuoriuscita nel canale dell’incudine. Tolto il perno, il cane può essere estratto, non essendovi più alcun vincolo. Resta da staccarne l’asta, connessa al cane con un piccolo perno, che non offre alcuna resistenza alla fuoriuscita dal suo alloggiamento (Fig. 7). Completato lo smontaggio, è importante identificare la molla del blocco del cane (Fig. 7), alloggiata posteriormente e inferiormente al blocco oscillante del cane. Vi è infatti il rischio che nel corso dello smontaggio la piccola molla si stacchi e rotoli lontano dal piano di lavoro senza essere notata. 

Fig. 6

Pulizia di tutti i componenti

La pulizia è effettuata con un energico solvente che non lasci residui, per es acetone puro. Le parti non devono essere oliate, per evitare che nell’uso vi si accumulino residui carboniosi. 

Sostituzione del cane

Lo scopo dello smontaggio potrebbe essere la pulizia dei componenti, dalla quale potrebbe derivare una riduzione della resistenza allo scatto fino a 150 – 200 grammi. Se si desidera invece una significativa riduzione della resistenza allo scatto, è necessario modificare il dente del cane e a tale fine è essenziale avere la disponibilità di un secondo cane, per evitare di compromettere irreversibilmente l’originalità del pezzo. In fig. 8 è evidenziata la modifica che ho apportato sul dente di scatto di un cane accessorio, utilizzando una minifresatrice con frese cilindriche in pietra dura e diamantate. 

Fig. 7

Questa operazione non deve essere effettuata in modo del tutto casuale, ma deve essere meditata. Il progetto deve tenere conto delle risorse disponibili e non si deve avere fretta, per metterlo in atto. Passando all’azione, ci si rende conto che è necessaria estrema attenzione e molta calma: non è semplice ottenere a mano libera una perfetta simmetria lungo tutto il percorso di scavo sulla dura superficie in acciaio. E’ perciò consigliabile frazionare il lavoro in più sedute, per evitare fatali disattenzioni, che comprometterebbero il risultato anche semplicemente sul piano estetico (incisure difficilmente cancellabili). Ho evitato questo inconveniente, ma non sono stato in grado di evitare alcuni strisci sul retro del cane. E’ stato possibile eliminarli completamente, avvalendomi di carte vetrate con grana 300, 800, 5000 e di spazzoline metalliche montate sulla fresatrice. Evitare questi inconvenienti significa risparmiare molto tempo. 

Per l’accuratezza del lavoro è fondamentale assicurare il cane su una piccola morsa a branche rigorosamente lisce.  Non meno importante è la sicurezza personale; è quindi fondamentale indossare occhiali protettivi, per evitare irreparabili danni oculari in caso di distacco di frammenti dalla fresa in rotazione. 

E infine evidente che le modifiche devono essere apportate gradualmente, verificando più volte la resistenza allo scatto previo rimontaggio del pacchetto di scatto. 

Fig. 8

Come si può vedere in fig. 8, la lavorazione mi ha consentito di ottenere un dente, che differisce dall’originale per la forma arcuata e per essere stato arretrato all’apice di 0,5 mm rispetto alla posizione originale. L’altezza del dente è identica all’originale: questo aspetto era per me una priorità, temendo che altrimenti si sarebbe potuta verificare una perdita di tenuta tra le parti o un’eccessiva riduzione della resistenza allo scatto. Il confronto tra figura 1 e figura 10 consente di verificare che la modifica del cane non ha compromesso l’incastro tra dente del cane e dente del blocco del cane. Il dente modificato presenta una maggiore inclinazione rispetto a un dente non modificato. Avrei preferito realizzare un omogeneo piano inclinato, piuttosto che arcuato, ma sono stato limitato nelle possibilità dall’attrezzatura disponibile. Il risultato è stato comunque soddisfacente: in una SIG P m49 la resistenza allo scatto è calata da 2100 grammi a 1500 grammi, valore poco superiore a quanto ho potuto misurare in una SIG p210-6, nella quale è peraltro utilizzato un cane di morfologia non compatibile con il cane dei modelli p210-1, p210-2, p210-3, p210-4 e P49. 

Rimontaggio del pacchetto di scatto

Il rimontaggio segue il percorso inverso, facendo attenzione ad alcuni passaggi. Indico qui i momenti più delicati:

– posizionare il perno dell’asta in modo che la sua testa sia affondata nell’apposita nicchia ricavata sul cane;

Fig. 9

– controllare che le estremità della molla del blocco del cane siano posizionate nei rispettivi alloggiamenti. Qualora non si riesca a posizionare l’estremità inferiore della molla, vi può essere passato attorno un sottile filo; esercitando una leggera pressione dal basso verso l’alto sul versante anteriore del blocco del cane, la molla è spinta contro il suo piano di appoggio; in questa posizione il filo consente di trazionarla in varie direzioni, finchè l’estremità inferiore si alloggia nell’apposita nicchia del piano di appoggio (Fig. 10).

– battere sul perno del cane dal versante destro al versante sinistro del pacchetto di scatto non prima di avere la certezza di aver ben allineato i fori.

– verificare il corretto posizionamento della piastrina d’appoggio per la molla del cane prima di avvitare i dadi sull’asta del cane.

– avvitare il controdado sull’asta del cane con il cane in posizione “di riposo”, per ridurre al minimo la resistenza opposta dalla molla.

– serrare in contrapposizione dado e controdado, tenendo presente che, pur presentando i dadi elevata resistenza alla scalfittura, ogni manovra con le pinze deve essere comunque delicata. 

 

Fig.10

Conclusioni

La procedura descritta offre non solo l’opportunità di ridurre la resistenza allo scatto, ma anche l’occasione di studiare in modo più approfondito il meccanismo di funzionamento di una SIG. In una SIG P m49 la sostituzione del cane originale con il cane modificato ha consentito di ridurre la resistenza da 2100 grammi a 1500 grammi. Una resistenza allo scatto di 1500 grammi è decisamente confortevole nel tiro lento mirato con un calibro 9×19. 

E’ opportuno ricordare che questa modifica del cane non è compatibile con il regolamento di gara ex ordinanza corte, che consente esclusivamente la lucidatura sul dente del cane. Se parteciperò ancora a qualche gara, non si troverà quindi traccia della mio cane modificato (anche perche’ in una SIG p210-1 se ne sente meno l’esigenza che in una SIG P m49), riservandomi di collocare il cane modificato quando deciderò di frequentare il Tiro a Segno con un’unica finalità: trascorrere in modo spensierato un’ora del pomeriggio con l’occasione di una breve conversazione altrettanto spensierata en passant: in ludo pax.