Fig. 1 Nocciolaia (Nucifraga caryocatactes) sulla sommità di pino cembro (Pinus cembra)

 

di Enrico Ganz

 

Avessi avuto la disponibilità di un’ampia proprietà terriera, avrei realizzato un parco botanico. Il mio modesto giardino montano mi ha obbligato invece a scegliere un esiguo numero di vegetali. Vi sono quindi solo otto specie di alberi, ognuno gradito ospite. Per eleganza vi si distingue un giovane pino cembro (noto anche come “cirmolo”), non meno che un pino mugo e un anziano acero montano dall’imponente, regolare, chioma. 

 

Fig.2 – Pigna del peso di 65 grammi trasportata dalla nocciolaia da un pino cembro a un acero per un tratto di circa 15 metri

Per molti anni il giardino è stato frequentato da un essere misterioso, che nelle notti di luglio è solito staccare le pigne mature del pino cembro, poi le depone sopra un tavolo in legno e ne estrae i pinoli. Ho sempre sospettato che l’essere misterioso fosse uno scoiattolo. Ma ero lontano dal vero. Il chiarimento è avvenuto in modo imprevedibile alcuni giorni fa, quando ho alzato lo sguardo su un ramo dell’acero, dal quale era caduta una pigna del pino cembro. Nello stesso tempo ho udito il tipico rumore di un uccello, che si muove nel fogliame. Alla caduta della pigna ho udito il verso di un corvide, che ho interpretato come disappunto per la perdita del suo raccolto. Nel folto delle foglie mi è stato possibile individuare il misterioso uccello che, a mio parere, non ha accolto benevolmente la mia decisione di raccogliere la pigna: si è trasferito sulla sommità del pino cembro, tenendomi sotto osservazione, gracchiando di tanto in tanto. O forse non era contrariato, ma mi aveva donato la pigna, per convincermi a scrivere un benevolo articolo a suo favore…?

 

 

Fig.3 – Pigne di pino cembro demolite da una nocciolaia

Il suo gracchiare, il suo becco, la sua complessiva morfologia riconducevano ai comuni corvi neri, ma il piumaggio era certo più elegante, come si nota nella foto.

Il giorno seguente sono riuscito a fotografare l’ospite e ad ottenere informazioni da un conoscente appassionato di birdwatching: si tratta di una nocciolaia (Fig. 1).

La nocciolaia è un corvide, che ha stabilito un particolare legame con il pino cembro. Il pino le fornisce nutrimento tramite i pinoli (Fig. 3), ma la nocciolaia non consuma sul posto tutti i semi; ne nasconde parte sotto la terra dopo averli trasportati a una distanza, che può superare i 10 chilometri. Nel periodo invernale accede alle scorte, ma non ricorda tutti i nascondigli. In questo modo parte dei depositi può diventare fonte di germinazione.

Fig.4 – Pigna matura di pino cembro. Solo alcune brattee si dischiudono. La schiusa è parziale e insufficiente per l’emissione dei semi. Potrà avvenire naturalmente con la disgregazione della pigna

Vi sarebbero alternative naturali per la propagazione del pino cembro?

Secondo un orientamento consolidatosi negli anni ’60 del secolo scorso in assenza della nocciolaia la diffusione del pino cembro sarebbe più limitata, perché le pigne del pino cembro non dischiudono le brattee (Fig. 4), quindi conducono i semi a terra nelle adiacenze del pino che le produce. Solo la gravità può condurre i semi lontano all’interno della pigna, se vi è un pendio. Infatti, i semi sono pesanti e non hanno un sistema di dispersione aerea come, per esempio, i semi dell’acero. Non essendovi altri importanti dispersori di semi (gli scoiattoli possono contribuire, ma lasciano meno scampo ai semi) l’intervento della nocciolaia sarebbe un contributo alla diffusione di questa conifera.

Quanto vi contribuisce?

Non mi risulta che sia stato elaborato un sistema per quantificarne l’utilità. Studi recenti orientano a ridimensionarne l’utilità. Infatti si è osservato che la nocciolaia deposita in semi in terreni poco propizi per la germinazione. Personalmente ho notato che molti semi sono sparsi dalla nocciolaia localmente nel terreno e qui dimenticati in superficie. Non ho mai visto crescere pini cembri da questi semi rimasti all’ombra dell’acero, sotto il quale la nocciolaia opera nel mio giardino, ma in altri luoghi e’ verosimile che vi siano le condizioni per la germinazione dei semi laddove la nocciolaia abbia deciso di rompere le pigne. 

L’esistenza del pino cembro è vincolata al suo dispersore di semi? Probabilmente no, ma è probabile che la nocciolaia sia in un rapporto utile per il pino cembro.

Fig. 5 – Semi di pino cembro (a sinistra) e semi di Ginkgo (a destra)

La storia del Ginkgo biloba potrebbe fornirci qualche intuizione sull’intervento compensativo della nocciolaia nel debole sistema germinativo del pino cembro. Il Ginkgo giunse quasi all’estinzione nel XVIII secolo dopo aver percorso sessanta milioni di storia, nonostante la sua resistenza alle infezioni e alle infestazioni, nonché la sua adattabilità a climi, che negli ultimi secoli sono stati ampiamente rappresentati sul pianeta. E’ quindi probabile che la sgradevole polpa dei suoi grandi semi, ricca in acido butirrico, fosse apprezzata da un animale dispersore estintosi o perlomeno confinatosi negli attuali ristretti areali naturali attualmente ancora presenti. I semi del Ginkgo sono pesanti e non sono dotati di un sistema di dispersione aerea (Fig. 5). E’ verosimile che questa caratteristica sia un importante fattore di debolezza per la propagazione di una specie arborea in assenza di un dispersore animale. Ed è anche una caratteristica del pino cembro.

L’estinzione del Ginkgo non potrà verificarsi a breve termine, perlomeno finché non si estinguerà il genere umano. Infatti, l’uomo ha apprezzato questo antico albero dalle eleganti foglie a ventaglio. Il Ginkgo è stato quindi ampiamente propagato anche in quei Continenti, dai quali era da tempo scomparso.

Fig. 6 – Pino cembro all’altitudine di 1100 metri. La forma fusata indica ottimo stato di salute per condizione climatica e terreno favorevoli

Anche l’eleganza del pino cembro non passa inosservata a un essere umano (Fig. 6): qualora questa specie arborea perdesse il rapporto con il suo naturale dispersore di semi e per questo o per altri motivi diventasse concreto il rischio di estinzione, è ben probabile che l’uomo interverrebbe per favorirne la diffusione. Ma dovrebbe essere comunque per noi un impegno etico mantenere il naturale equilibrio della natura, laddove non ne derivi danno per l’essere umano. Quindi, se è vero che il caro pino cembro ci offre succose pigne per ottenere liquori e che gli stessi suoi pinoli possono trovare buon alloggio nello strudel di mele, ricordiamoci di lasciare sui nostri cirmoli cibo anche per la nocciolaia, perché certamente lo merita. Nel 1909 la nocciolaia fu considerata da Martin Rickli la maggiore calamità del pino cembro, quando la calamità erano in realtà gli uomini, che disboscavano le foreste di pino cembro, per ricavarne pascoli e legname. Questo orientamento condusse in alcune aree della Svizzera a un programma di eliminazione della nocciolaia, considerata specie infestante. Ma già nel 1939 l’orientamento era mutato: “stupefacente osservare come (…) la nocciolaia, nonostante la sua sciagurata pratica votata allo sperpero, sia comunque un uccello utile” (Feuerstein). Come accade quando a livello istituzionale si voglia riparare a un errore dalle severe conseguenze, si è giunti all’eccesso di considerare la nocciolaia una sorta di eroina. E la nocciolaia è diventata anche simbolo ufficiale del Parco nazionale svizzero. In realtà, uno studio recente ha ridimensionato l’utilità della nocciolaia per la propagazione del pino cembro (Neuschulz e al), fondandosi sull’osservazione che l’uccello sceglie luoghi aridi per i suoi depositi di semi. E l’aridità di un terreno non è favorevole alla germinazione. Ma al momento non è negata l’utilità della nocciolaia nella dispersione dei semi a lungo raggio. E’ infatti l’unico animale che vi può provvedere in assenza di intervento umano. In natura il pino cembro non avrebbe diversamente la possibilità di “esplorare” nuovi territori per i suoi semi. E infine vi è anche la mia osservazione… la nocciolaia distacca una pigna, si colloca a breve distanza dal pino (fino a 15 metri nelle mie osservazioni), demolisce la pigna e dimentica sul terreno e nella stessa pigna parte dei semi. E’ quindi evidente che pone le condizioni per favorire occasionali impianti a corto raggio.

 

 

Bibliografia

Brembilla R. Il pino cembro e l’eccellente memoria della nocciolaia. Un sodalizio millenario. Libereali.it

Brupbacher M. Der gefiederte Forster. waldwissen.net

Ceschina P. Il pino cembro (Pinus cembra). Cacciando.com

GuideDolomiti.com Nocciolaia nelle Dolomiti

Neuschulz E.L., Mueller T, Bollmann K e al. Seed perishability determines the caching behaviour of a food-hoarding bird. Journal of Animal Ecology. 2014; Vol 84, Issue 1, pp 71 – 78.

Platter W. La nocciolaia e il pino cembro. www.parconazionale-stelvio.it